Luca Vitone

Per l'eternità

  • Opening   From 17:00
Press-release

La storica dell’arte Barbara Rose nell’articolo dedicato alla 55. Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia, tuttora in corso, pubblicata su “The Wall Street Journal” del 18 giugno, scrive a proposito del Padiglione Italiano: “Given that Italy is the host country of the Biennale, it is an insult to its artists that the management displaced them from their main pavilion in the giardini, crowding them into the most remote spaces at the end of the Arsenale to transform what was the Italian pavilion into the keynote curated international exhibition (…)”. (Considerando che l’Italia è il paese ospitante della Biennale, è un insulto ai suoi artisti che l’organizzazione li abbia spodestati dal loro padiglione principale ai giardini, stipandoli nel più remoto spazio alla fine dell’Arsenale per trasformare quello che è stato il padiglione italiano nella chiave di volta della curatela internazionale della mostra).
Con questa citazione, abbiamo inteso incominciare il comunicato stampa della seconda personale di Luca Vitone da pinksummer. Una mostra che si presenta con il medesimo titolo di Per l’Eternità, la scultura acromatica monolfattiva a base di rabarbaro, o meglio di rabarbari, realizzata in collaborazione con il maestro profumiere Maria Candida Gentile, che ha impregnato di sé l’aria del padiglione italiano della Biennale di Venezia, annunciandosi, talvolta, perfino all’esterno dei suoi perimetri.
L’odore, dinamico e ambivalente, inteso dall’artista come ritratto anamnesico dell’Eternit, il materiale edile, versatile e inodore, il cui nome è stato ispirato dal latino aeternitas, e che invece ha causato, attraverso l’inalazione delle sue particelle minerali fibrose, tanta e troppa morte, in Italia soprattutto a Casale Monferrato, dove lo stabilimento Eternit era ubicato. Da qui il titolo del progetto “Per l’Eternità”, e da qui l’idea di realizzare per Venezia una variante invisibile della sua riflessione sul monocromo incentrato sul concetto di anti-pigmento: le polveri inquinanti presenti nell’aria, che della pittura di Vitone sono nel contempo causa formale e materiale.
Il 3 giugno di quest'anno, qualche giorno dopo l’inaugurazione della Biennale di Venezia, la corte di appello di Torino, ha condannato a 18 anni di carcere, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, co-proprietario dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, insieme a Jean-Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, deceduto qualche giorno prima della sentenza, il 21 maggio, nella sua villa in Belgio. Il processo ai proprietari di Eternit era stato istituito nel Palazzo di Giustizia di Torino nel 2009, in seguito a un’azione legale collettiva per aver causato la morte , per esposizione all’amianto, di circa 3000 persone, tra cittadini e lavoratori dello stabilimento.
L’approccio caleidoscopico di Vitone al fibrocemento del progetto Per l’Eternità da pinksummer si svilupperà in un video delicatissimo di voce e di paesaggio, in cui la violenza di un trauma collettivo si smaterializza anche nelle parole di una donna che accenna alla sua strana paura del vento. Il paesaggio immobile e orizzontale pare come un volto ritratto nella fissità di un pensiero, il fremito della vita al suo interno sembra mero accidente. L’altro oggetto primario della mostra di Genova è un monocromo che sussume, quasi in antitesi con la delicatezza del video, l’ingombro simbolicamente pesante di una memoria prematuramente archeologica, remotizzata , sterilizzata, e in qualche modo esteticizzata, dentro a un suo sigillo materico appropriato.
Abbiamo poi iniziato questo comunicato con la citazione di Barbara Rose su “The Wall Street Journal” per denunciare come la mancanza di lungimiranza dell’Italia contemporanea sia anche manifesta nello scadente sostegno che questo paese accorda ai suoi artisti . Un paese, l’Italia, di cui il microcosmo geografico esemplare delle nazioni all’interno della Biennale di Venezia, tra Giardini e Arsenale, restituisce con chiarezza la dimensione culturalmente e politicamente marginale. La Rose prosegue l’articolo affermando che la condizione di marginalità in cui sono stati presentati gli artisti italiani, ammassati sul confino del Giardino delle Vergini, è particolarmente sfortunata, considerando che, secondo il giudizio personale della critica, una delle migliori installazioni dell’intera Biennale è quella di Marco Tirelli.
A differenza dei paesi europei e extraeuropei che, da sempre, al proprio padiglione nazionale conferiscono un valore simbolico, metaforico e anche economico, non solo di investimento, ma anche di ritorno, l'Italia curatoriale tende a non ottimizzare le sempre più esigue risorse nel mare più (Beatrice, Sgarbi) o meno (Pietromarchi) magnum della collettivona.
Bartolomeo Pietromarchi, il curatore del padiglione italiano, per sopperire alla decurtazione dei fondi ministeriali per le arti visive alla Biennale di Venezia, si è inventato un crowdfunding. I nomi di tutti coloro che hanno sostenuto la mostra “Vice-Versa” nell'indistinzione del collettivismo, sono stati menzionati sul pannello all’ingresso del Padiglione e sul catalogo. Coloro che hanno sostenuto, e che qui ringraziamo ancora per l'aiuto prezioso, il progetto curatoriale di Pietromarchi, scegliendo di sostenere l'installazione ambientale di Luca Vitone, sono stati omessi dalla lista del crowdfunding, che peraltro comprendeva democraticamente anche i donnors da 5 euro, e emarginati nella sola didascalia dell’opera specifica. Precisione discriminante davvero poco comprensibile. L’invito poi al vernissage dell’intera Biennale di Venezia ai sostenitori del progetto di Luca Vitone al Padiglione italiano è arrivato, tranne per chi già lo riceveva da Fondazione Biennale, dal Padiglione latino americano, dove Luca Vitone è stato invitato a partecipare dai curatori, con un lavoro prodottogli. Rispetto alla posizione degli artisti sul piano curatoriale, riferendoci a Vitone che pinksummer rappresenta, ci viene da citare Renato Barilli su “L’Unità “: “Luigi Ghirri, accoppiato a Luca Vitone, non riesce a schiacciarlo, pur dall'alto della sua maestria di fotografo, in quanto interviene il criterio distintivo tra chi usa l'obiettivo fotografico allo stato puro, per trarne responsi di cronaca, e chi invece, Vitone, lo gestisce alla pari con altri strumenti concettuali. Vitone infatti potrebbe altrettanto bene valersi di cartoline illustrate, diagrammi, scritte sentenziose”.
Con il solito fatalismo italiano concludiamo affermando che avrebbe potuto andare peggio.
Si ringraziano i sostenitori del progetto di Luca Vitone “Per L’eternità” al Padiglione Italia della 55. Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia :
AGI Verona; Francesco Berti Riboli, Genova; Dena Foundation for Contemporary Art, Parigi; Fondazione Sambuca, Palermo; Andrea Fustinoni e Fabio D’Amato, Santa Margherita Ligure (GE); Eva e Alessandro Nieri, Fucecchio (FI).

Si ringraziano:
Anna Maria Amato Falcone, Francesco Berti Riboli, Antonella Berruti, Gerardo Cejas, Fabio D’Amato, Paolo Falcone, Giorgio Fasol, Andrea Fustinoni, Roberta Garufi, Daniele Gasparinetti, Maria Candida Gentile, Marco Giammona, Rossella Giammona, Loredana Gintoli, Alessandro Nieri, Massimo Palazzi, Francesca Pennone, Eva Perini Nieri, Bruno Pesce, Giuliana Setari Carusi, Cristiana Stona, Angela Tenca, Gianni Villa, Maria Villa, Leo Vitone.

in particolare si ringrazia i collaboratori dello studio: Floriana Giacinti, Elvio Manuzzi, Giovanni Oberti

Invitation card
Per l'eternità
Per l'eternità
Per l'eternità
Per l'eternità
Per l'eternità
Per l'eternità
Per l'eternità
Opening photography   francesco cardarelli